Altro

Quando una serata di beneficenza vale la fatica fatta

Scritto da Stefano

Si discuteva di una cosa: il lavoro fatto per preparare una giornata di beneficenza è giustificato dall’incasso che si fa?

Sembra che mettere la contabilità dentro una attività di beneficenza sia improprio, ma se per organizzare la serata si spendono dei soldi, quanto meno portare il bilancio a zero è indispensabile.

beneficenza

Raggiunto questo punto, essendo beneficenza, è tutto di guadagnato, ma ci si potrebbe chiedere se il lavoro fatto è giustificato da quanto poi si raccoglie.

Ad esempio, se raccogli un totale di 10 euro e ci lavorano 20 persone, forse c’è qualcosa che non va, forse vale la pena che queste 20 persone offrano invece del lavoro 1 euro a testa e ci guadagnano tutti.

Ma quale può essere un valore ragionevole per dare un senso ad una attività di beneficenza?

Facciamo prima di tutto una osservazione: questi lavori di volontariato devono essere incastrati nella comune routine di vita, per la quale la maggior parte del nostro tempo migliore lo passiamo a lavorare. Quindi le attività di volontariato, spesso molto più utili del nostro lavoro, le dobbiamo fare nel tempo libero o prendendoci ferie.

Questa condizione rende psicologicamente più pesante la nostra collaborazione e quindi vorremmo che il profitto dell’attività benefica fosse il più alto possibile.

Una seconda osservazione è la frenesia organizzativa: relegando al tempo “libero” le attività di volontariato, queste diventano più frenetiche e faticose e quindi, ancora una volta, psicologicamente più pesanti. Un esempio per capirci: se fosse il nostro mestiere spostare panche e tavoli, non sarebbe un problema, ma farlo in poco tempo nei momenti liberi sembra molto più faticoso.

Si arriva ad un punto nel quale può sembrare che 1200 euro di netto in una serata dove lavorano tante persone sia troppo poco. Come dicevamo prima, è comunque un risultato che non è detto abbia una alternativa meno faticosa per essere ottenuto: se si decide di non fare, non si avranno neppure quelli.

Ma è davvero così poco? Valutiamo la cosa da un punto di vista “aziendale”. 1200 sono lo stipendio di molti operai che lavorano 8 ore al giorno per 20 giorni al mese.

Sono 160 ore lavorative effettive. Non poche.

Se il contributo dei volontari per la serata ammonta a più di 160 ore, si potrebbe dire che l’attività è stata sottopagata. Se è costato complessivamente meno di 160 ore, l’attività è stata ben pagata.

Facendo dei conti approssimativi all’ultima mia partecipazione ad una attività di volontariato, molto verosimilmente ci si è avvicinati alle 160 ore di lavoro (foglio Excel alla mano). E non era una attività semplice, molte altre sono più facili da gestire.

Posso quindi concludere che la serata non è stata diversa da un mese di lavoro pagato 1200 euro. E ci sono tante persone che lavorano un mese per 1200 euro.

Valeva o no fare quella serata?

Ps: ovviamente c’è una obiezione che bisogna considerare. Parte dei materiali vengono donati e mettendo a bilancio anche questi come costi il risultato si abbasserebbe. Ma visto che ci sono…


About the author

Stefano

Leave a Comment