Idee

La pirateria musicale sta salvando la musica

La pirateria musicale potrebbe essere stato un segno di insoddisfazione più che una malefatta: insoddisfazione verso la musica prodotta comparata al prezzo di vendita.

E la pirateria ha dato inizio al salvataggio della musica, quella buona.

La digitalizzazione della musica e quindi la facilità di scambio della stessa ha inizialmente sollevato le ire delle grandi etichette, che hanno contrastato il fenomeno in tutti i modi. Con risultati probabilmente scarsi ed enormi spese in energia e personale legale.

Si sono poi accorti che la soluzione alternative era quella di rendere la musica facilmente accessibile in forma digitale, brano per brano, attraverso i tanti sistemi che ne permettono la vendita.

E le vendite sono ricominciate. Magari con margini anche superiori visto che non è più necessario produrre e distribuire CD.

Ma perché questo nuovo sistema, stimolato dalla musica pirata, dovrebbe salvare la musica?

E’ molto semplice: la produzione musicale è vertiginosa, vegono creati migliaia di brani all’anno. E per vendere un CD non basta fare tre canzoni, ne devi fare almeno dieci.

Ora mettiamoci nei panni di chi deve arrivare in negozio con un CD: trova i brani, arrangiali, registrali. Se ne hai 10 di buoni, perché bruciarli in un solo CD? La maggior parte della gente compra un CD perché dentro ci sono una o due canzoni che suonano bene.

I discografici non sono fessi: mettono le due canzoni speciali e poi il resto può essere anche meno buono. E’ un rimpitivo.

Così la musica, per vendere, deve produrre un sacco di roba di bassa qualità. E lo ha fatto per anni, probabilmente.

Il nuovo modo di vendere, brano per brano, permette a chi fa musica di concentrarsi in poche canzoni di qualità e non disperdere energie in canzoni mediocri che servono solo a fare numero.

La qualità della musica ne guadagna.

Se questo non giustifica di certo la pirateria musicale, bisogna ammettere che è stata proprio la pirateria a portarci in questa buona strada.

 


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Stefano

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