Programmare è come scrivere poesie

Dedico queste poche parole a chi, già dal titolo, ha inteso il senso di “progammare”. No, non è programmare un viaggio o organizzare un qualsivoglia evento, prorammare qui significa scrivere codice che poi si trasforma in programmi.

Magari molti non lo sanno, ma dietro un sito c’è un lavoro di programmaizone. Dietro un gioco o una utilità del telefono c’è un lavoro di programmazione. Il vostro computer, salvo le parti fisiche, è tutto un lavoro di programmazione. La vostra televisione, se abbastanza moderna, contiene dei programmi.

Però, a differenza di un auto che possiamo facilmente osservare aprendo il cofano, un programma non è facile da vedere nella suo forma originale e anche vedendolo sembrerebbe un’accozzaglia di caratteri che ogni tanto contiene qualche parola in pseudo inglese.

Quella è la poesia del programmatore: parole e frasi apparentemente scorrelate, talvolta senza senso, che in realtà nascondono profondi pensieri (o pensiero profondo).

Quando era il momento della materia “italiano”, alle superiori, mi domandavo una cosa: ma tutte queste interpretazioni che mi raccontate su una poesia, questi pronfodi significati di poche parole, queste fiosofie di vita che voi vedete dietro endecasillabi in rima alternata… dove li andate a prendere?

Siete sicuri che l’autore, ovviamente ormai morto, voleva dire proprio questo? O magari avete aspettato che morisse per poter raccontare la vostra sulle sue poesie?

Ho sempre odiato i poeti perché non hanno mai lasciato uno straccio di commento che spiegasse che cosa volevano dire con i loro testi cifrati.

I programmatori di oggi sono i poeti di ieri: non inserendo commenti nei loro scritti, non si riesce a capire che cosa vogliono far fare al loro programma. Ogni volta che vedo del codice senza commenti vengo proiettato nei banchi di scuola difronte al docente di italiano che mi racconta le interpretazione dei testi letterari, provando a vendermele come buone, anche le più assurde.

Programmatori, non fate i poeti: lasciate commenti nei vostri scritti, perché se una poesia non funziona, non è un problem;, se il vostro programma non funziona è (e non lo sistemate voi) sono grandi maledizioni (nei vostri confronti).

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