Quello che scrivo è per me o per gli altri?

Stamattina ero per strada e per strada si ricevono molti messaggi: cartelli stradali, segnaletica dei cantieri, gestualità del vigile e… scritte sui camion.

Visto che tutti questi messaggi incrociano i miei occhi, potenzialmente sono per me, ma… sono stati scritti per me? Guardiamo due messaggi che arrivano da altri veicoli sulla strada:

Questo camion riporta la ragione sociale dell’azienda che lo possiede, l’indirizzo ed i numeri di telefono. Che messaggio è?

Un messaggio inutile.

Se io conosco l’azienda, non ho bisogno di avere queste informazioni, se non conosco l’azienda non riesco a capire cosa la Metalplast fa. Se lì ci fosse stato scritto “Metalplast – verniciatura con polveri termoindurenti” (che è la loro attività), il tutto cambiava profondamente di senso.

Vediamo un altro esempio:

In questo caso c’è un motto abbinato ad un loro “BMR – made in Italy”. Questo messaggio è utile? Un’altra volta no. Se la scritta fosse stata “BMR – levigatrici e squadratrici made in Italy”, il messaggio sarebbe stato completamente diverso.

Certo, le scritte su camion e forgoni sono solo piccole occasioni per comunicare e forse non portano clienti nuovi, ma l’esercizio è interessante.

Come lo applico ai social network?

Il ragionamento è sempre lo stesso: il messaggio che pubblico, che informazioni trasferisce a chi mi legge?

Se scrivo su Facebook “anche questa è fatta”, non sto dicendo nulla, creo solo rumore.

Se scrivo: “Strada del Torcolato: anche questa è fatta” sto spiegando a che cosa ho partecipato e posso coinvolgere gli altri nella discussione.

Creiamo contenuto

Quando scriviamo qualcosa che gli altri possono leggere stiamo creando un contenuto che esso sia un tweet o un articolo da pubblicare nel proprio blog.

Prima di lanciarlo in rete questo contenuto deve essere vagliato con la domanda: che cosa c’è dentro per chi lo legge? Se la risposta è boh, non lanciatelo.

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