Maternità surrogata

Spunti di riflessione a caldo sulla maternità surrogata.

Oggi su Facebook (tanto per cambiare), leggo una breve notizia di una coppia omosessuale (due uomini) che, attraverso la maternità surrogata, hanno avuto un figlio. Una storia come questa, tra l’altro positiva perché la famiglia è felice, dovrebbe stimlare un sacco di domande a chi non ha mai affrontato la questione. In particolare il tema delle madri surrogate.

Che cosa è una madre surrogata

La maternità surrogata permette di avere un figlio a chi non può per condizioni patologiche o perché coppia omosessuale o perché single. Ovviamente la maternità surrogata è un insieme di procedure mediche e legali.

Nel caso la coppia non abbia il materiale generito necessario (sperma e ovulo) per la fecondazione in vitro, c’è bisogno oltre della madre surrogata (portatrice) anche di un donatore dell’ovulo o dello sperma o di entrambi. Questa situazione si verifica in caso di sterilità di uno o entrambi i membri della coppia o in caso di coppia omossessuale per cui manca lo sperma o manca l’ovulo.

Una volta avuto il materiale genetico viene fatta la fecondazione in vitro e la portatrice viene sottoposta ad un trattamento ormonale per impiantare l’ovulo fecondato. La tecnica detta FIVET può portare più facilmente a parti gemellari in quanto si impiantano più ovuli per aumentare le porbabilità di successo. Possono essere necessari più tentativi di inseminazione artificiale prima di arrivare alla gravidanza.

In paesi dove è importante il concetto di assicurazione sanitaria, il bambino non è coperto da quello della portatrice in quanto non è geneticamente suo.

Tutta la procedura media è poi affiancata a procedure legali complesse dovute ai vincoli della legge del paese nel quale viene fatta la procedura, ai termini del contratto tra la coppia e la portatrice, al riconoscimento legale del figlio.

Domanda 1: perché una donna diventa madre surrogata?

La prima domanda che mi sono posto è: perché una donna decide di offrirsi per una maternità surrogata? La maternità, avere nel pancione un bimbo che si sviluppa per nove mesi, e il parto sono cose che toccano l’intimo delle donne. Lo possono testimoniare credo tutte le madri.

Una madre che perde un figlio anche solo entro le prime 8 settimane di gravidanza, che è il periodo più a rischio, soffre. Una donna che usa la fecondazione assistita perché ha difficoltà ad avere un figlio fa uno sforzo psicologico notevole per superare le volte nelle quali la procedura va male e deve essere ripetuta (senza contare lo sforzo fisico per i trattamenti ormonali).

Perché una donna dovrebbe diventare portatrice per un’altra coppia?

Possiamo immaginare una situazione nella quale un forte vincolo di affetto tra due donne possa portare l’una in grado di affrontare la gravidanza di aiutare l’altra ad avere un figlio. Ad esempio due sorelle o due amiche.

Ma possiamo anche immaginare che ci siano, purtroppo, motivi economici: scegliere il percorso di una maternità surrogata è molto costoso tanto che spesso si scelgono paesi “poveri” per la portatrice in modo da abbassare i costi. E’ costoso perché le procedure sono complesse, quelle mediche e quelle legali, ma anche perché è necessario pagare la madre surrogata.

In questi casi quindi, la donna si presta perché ha bisono di denaro e mi viene il forte dubbio che la maggior parte non lo facciano serenamente desiderose di aiutare ma solo perché è una fonte di denaro. Se quindi queste donne non avessero problemi di denaro, probabilmente non farebbero le madri surrogate. Se avessero una alternativa, non affitterebbero l’utero.

Vale la pensa perderci due minuti di riflessione quando si decide di scegliere una maternità surrogata?

(inutile citare i casi nei quali le donne sono costrette dal marito a partorire figli per gli altri, ci sono reportage che lo spiegano benissimo, ma restiamo per un momento fuori da questo ambito)

Nel video qui sotto una proposta fatta ad una donna italiana che chiede informazioni sulla maternità surrogata.

Nel video qui sotto, invece, la situazione degli uteri in affitto in Brasile.

Domanda 2: il punto di vista del bimbo

Volendo fare un ragionamento generale, per prendere delle decisioni bisogna anche mettersi dal punto di vista del bambino. Un bambino nato da madre surrogata, quando arriverà a comprendere, come gestirà la situazione? Sentirà che i genitori sono quelli che lo hanno allevato perché il materiale genetico è il loro o concluderà di essere stato abbandonato da chi l’ha partorito? Non ragioniamo da adulti, chiaramente, sarebbe troppo facile, ragioniamo da bambino o da adolescente.

Qui si apre un altro fronte perché un bambino all’interno di una famiglia eterosessuale probabilmente assimilerà la cosa in modo differente da un bambino dentro una coppia omosessuale (in questo caso oltre alla madre esterna ha anche il patrominio genetico di una terza anonima).

E se si fissasse, quando adolescente, nell’idea di essere stato acquistato?

I tre punti di vista

Ora abbiamo i tre punti di vista: quello di chi vuole un figlio, quello della madre surrogata, quello del nasciuturo. Se a voi la cosa sempbra semplice e lineare, se siete in grado di dare delle regole e delle risposte (perché le regole qui ci voglio considerato che c’è un terzo che non può decidere) io sono veramente ansioso di conoscerle.

Personalmente mi trovo in difficoltà e so già che alcune scelte potrebbero chiudere la strada a bellissime situazioni ma fatte per bloccarne molte di più e molto più tragiche!

 

 

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