Energie rinnovabili ed alternative

In questo interessante articolo  della Nuova Ecologia si parla della borsa UE delle emissioni di CO2, sistema che dovrebbe aiutare l’Europa a raggiungere gli obiettivi di Kyoto. Obiettivi che metteranno alla prova le industrie su due piani: il primo cominciare ad aggiornarsi per diminuire la produzione di CO2 (cosa che finora pochi stanno facendo) e la seconda per non farsi soppiantare dalla concorrenza estera che, in certi paesi, non avrà “il problema” delle quote di emissione.

La UE cercherà di tenere presente in particolare quest’ultimo problema, per non mettere in crisi certi settori produttivi. Ma sembra che verrà mantenuta una linea “dura”, con obiettivi importanti.

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Gli incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici non sono dovuti tutti allo stesso modo, ma possono cambiare significativamente a seconda dell’integrazione che viene fatta tra l’impianto e la struttura edile.

Il GSE ha emesso un interessante documento dal titolo “Guida agli interventi validi ai fini del riconoscimento
dell’integrazione architettonica del fotovoltaico
” che spiega in dettaglio le varie tipologie di integrazione, con esempi e fotografie.

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Volete sapetre cosa sta succedendo alla Terra in tempo reale e in numeri? Ad esempio, quanti siamo in questo momento e come sta crescendo il numero di persone, quanta anidride carbonica (CO2) stamo emettendo e come sta salendo lentamente la temperatura globale?

O la produzione di immondizia, il petrolio che stiamo estraendo, quanto stiamo deforestando.

Per tutto questo c’è l’orologio della terra, una pagina molto carina (della quale però non conosco l’attendibilità) che fa i conti in tasca alla Terra e quindi in tasca nostra!

Leggo su ecoblog questa notizia del microeolico uscito dalla testa si un italiano, composta da una serie di micro eliche molto leggere (simili a piccoli ventilatori) che possono essere montati a piacere su delle griglie da sistemare anche in zona urbana.

L’articolo completo mostra alcune foto della soluzione dove si indica la copertura del 60% del fabbisogno di una famiglia, anche se non è chiaramente indicato che tipo di vento deve essere presente (velocità, costanza, disponibilità durante il giorno).

L’idea, comunque non nuova, è interessante. Da valutare eventualmente il grado di rumorosità di tali ventoline, che girando sicuramente a velocità elevata, potrebbero creare rumori fastidiosi.

A Rende nella provincia di Cosenza, l’azienda Falck ha installato una centrale combinata, che unisce un impianto a biomassa e uno fotovoltaico, per dare energia a circa 600 famiglie. E’ una iniziativa sperimentale, come lo sono ancora moltissime iniziative ad “energia rinnovabile” in Italia, ma comunque un segnale di interessamento che ha molti aspetti positivi.

L’impianto fotovoltaico è della Siemens, mentre la centrale a biomassa è stata ottenuta riconvertendo una fabbrica abbandonata di tannino. La biomassa sono gli scarti di legname recuperati dalla pulizia del sottobosco della zona. Forse questa è la parte più debole del progetto, a mio avviso, in quanto non è dato a sapere se effettivamente la biomassa recuperata sarà sufficiente a mantenere l’impianto acceso per sempre, con l’attuale obiettivo di alimentare 600 famiglie. Clicca qui per continuare »

Diventare un professionista del mercato dell’energia sta diventando sempre più complicato, specialmente a causa della normativa tutt’altro che semplice (non sto parlando solo del conto energia). Ho ricevuto una indicazione di una scuola che si occupa della formazione di professionisti.

Si chiama Rener School, non ne conosco la fama e la qualità, ma la segnalo comunque lasciando al pubblico eventuali osservazioni sulla serietà della struttura. Se in particolare qualcuno decidesse di contattarla, può farmi sapere la sua impressione in merito, la pubblico volentieri (oppure basta lasciare un commento qui sotto).

Offre anche servizi a chi è già un professionista e può già rilasciare dichiarazioni di conformità in base alla  46/90 A. Clicca qui per continuare »

Ci sono due categorie di impianti fotovoltaici, che vengono chiamate “connessi in rete” e “ad isola“. Vediamo di capire la differenza che è semplice ma fondamentale.

Connessi in rete

Sono impianti che immettono l’energia prodotta direttamente nella rete elettrica e che normalemnte sono dotati di un contatore per misurare i kWh forniti all’Enel, che saranno poi scalati dalla propria bolletta.

Questo tipo di impianto ha la massima efficienza, perché tutto quanto prodotto viene utilizzato, a differenza degli impianti ad isola.

La parti dell’impianto sono: il campo fotovoltaico e l’inverter omologato per essere connesso in rete. L’inverter non può essere un qualunque inverter da barca o da campeggio, dovendo fasarsi con la rete nelle quale immette energia.

Ad isola

Sono impianti a sè stanti, utilizzati in quei posti dove non arriva la fornitura classica di energia elettrica. In questi impianti, quando prodotto dal campo fotovoltaico viene immagazzinato in batterie (tipicamente batterie al piombo) e, alla bisogna, trasformato nei classici 220 V alternati da un inverter che alimenterà gli apparati (frigoriferi, impianto di illuminazione, pompe,…).

Questi impianti sono meno efficienti degli impianti connessi in rete, in quanto una volta portate le batterie alla massima carica, l’energia prodotta dal campo fotovoltaico viene perduta.

Le parti dell’impianto sono: il campo fotovoltaico, una serie di batterie, un sistema di controllo, l’inverter. Spesso questi impianti sono accompagnati da un generatore elettrogeno a gasolio per compensare i grandi assorbimenti.

Conto energia e dimensione impianto

La dimensione dell’impianto che si va ad installare, oggi, dovrebbe essere tale da produrre all’incirca l’energia che si consuma. Questo perché l’energia immessa in rete viene scalata dalla bolletta fino ad azzerarla e un impianto piccolo costa molto meno di un impianto grande. Se si produce di più de necessario, quanto prodotto in eccesso non viene pagato.

Se vengono attuati i nuovi decreti, invece, quanto prodotto non viene scalato dalla propria bolletta ma pagato (addirittura ad un prezzo superiore a quello di acquisto, come in Germania), e quindi l’impianto non ha più limiti di dimensione e ognuno dovrà valutare ilcosto dell’investimento in funzione della produzione prevista e dell’andamento del prezzo dell’energia rinnovabile.

Immagazzinare energia

Il problema che molti pongono alla produzione fotovoltaica è l’immagazzinamento dell’energia, cosa che con altre forme è già risolto in partenza (petrolio, metano, bacini d’acqua).

Il problema c’è. Una soluzione è trasformare l’energia fotovoltaica in idrogeno, ma la natura distribuita degli impianti fotovoltaici crea dei problemi strutturali. Inoltre, per il momento, la produzione fotovoltaica può solo rubare piccole fette alla produzione classica. Quindi, porsi il problema dell’accumulo è inutile fin tanto che la produzione fotovoltaica è inferire alle necessità: semplicemente si immette in rete e l’accumulo lo si misura nel petrolio, nel gas e nell’acqua risparmiata.