Ci sono due categorie di impianti fotovoltaici, che vengono chiamate “connessi in rete” e “ad isola“. Vediamo di capire la differenza che è semplice ma fondamentale.
Connessi in rete
Sono impianti che immettono l’energia prodotta direttamente nella rete elettrica e che normalemnte sono dotati di un contatore per misurare i kWh forniti all’Enel, che saranno poi scalati dalla propria bolletta.
Questo tipo di impianto ha la massima efficienza, perché tutto quanto prodotto viene utilizzato, a differenza degli impianti ad isola.
La parti dell’impianto sono: il campo fotovoltaico e l’inverter omologato per essere connesso in rete. L’inverter non può essere un qualunque inverter da barca o da campeggio, dovendo fasarsi con la rete nelle quale immette energia.
Ad isola
Sono impianti a sè stanti, utilizzati in quei posti dove non arriva la fornitura classica di energia elettrica. In questi impianti, quando prodotto dal campo fotovoltaico viene immagazzinato in batterie (tipicamente batterie al piombo) e, alla bisogna, trasformato nei classici 220 V alternati da un inverter che alimenterà gli apparati (frigoriferi, impianto di illuminazione, pompe,…).
Questi impianti sono meno efficienti degli impianti connessi in rete, in quanto una volta portate le batterie alla massima carica, l’energia prodotta dal campo fotovoltaico viene perduta.
Le parti dell’impianto sono: il campo fotovoltaico, una serie di batterie, un sistema di controllo, l’inverter. Spesso questi impianti sono accompagnati da un generatore elettrogeno a gasolio per compensare i grandi assorbimenti.
Conto energia e dimensione impianto
La dimensione dell’impianto che si va ad installare, oggi, dovrebbe essere tale da produrre all’incirca l’energia che si consuma. Questo perché l’energia immessa in rete viene scalata dalla bolletta fino ad azzerarla e un impianto piccolo costa molto meno di un impianto grande. Se si produce di più de necessario, quanto prodotto in eccesso non viene pagato.
Se vengono attuati i nuovi decreti, invece, quanto prodotto non viene scalato dalla propria bolletta ma pagato (addirittura ad un prezzo superiore a quello di acquisto, come in Germania), e quindi l’impianto non ha più limiti di dimensione e ognuno dovrà valutare ilcosto dell’investimento in funzione della produzione prevista e dell’andamento del prezzo dell’energia rinnovabile.
Immagazzinare energia
Il problema che molti pongono alla produzione fotovoltaica è l’immagazzinamento dell’energia, cosa che con altre forme è già risolto in partenza (petrolio, metano, bacini d’acqua).
Il problema c’è. Una soluzione è trasformare l’energia fotovoltaica in idrogeno, ma la natura distribuita degli impianti fotovoltaici crea dei problemi strutturali. Inoltre, per il momento, la produzione fotovoltaica può solo rubare piccole fette alla produzione classica. Quindi, porsi il problema dell’accumulo è inutile fin tanto che la produzione fotovoltaica è inferire alle necessità: semplicemente si immette in rete e l’accumulo lo si misura nel petrolio, nel gas e nell’acqua risparmiata.