Oggi ho letto un lungo (ed interessante) articolo sul New York Times che nella sezione scienza fa una breve analisi del ritorno del carbone come fonte di produzione di elettricità nella “ecologica” Europa.
L’articolo prende spunto dalla conversione di una centrale ad olio combustibile a Civitavecchia in una centrale a carbone. L’articolo spiega come il carbone sia il combustibile più sporco in assoluto tra quelli fossili, sia come emissione di particolato sia come emissione di anidride carbonica.
Le nuove centrali a carbone (verso le quali moltissimi sono contrari) hanno risolto il problema del particolato, ma non c’è ancora una strada chiara per limitare significativamente l’emissione di anidride carbonica.
Esperimenti sono stati intrapresi per lo stoccaggio della stessa in depositi soterranei, ma nulla è stato ancora costruito su scala industriale.
Il ritorno al carbone non è solo un problema italiano, anche la germania si sta attrezzando. D’altronde con le fortissime impennate del costo del petrolio, dei cartelli tra i produttori di petrolio e gas naturale, diviene difficile trovare alternative immediate che coprano effettivamente il bisogno energetico.
I fronti su cui lavorare intensamente, comunque, ci sono: rinnovabili sia da un punto di vista di utilizzo di quello che già c’è e ricerca per migliorarne l’efficienza. Risparmio energetico spinto su vasta scala.
L’articolo del NYT è un po’ critico si questa strada intrapresa dall’Europa ed è interessante vedere come questa analisi non ricordi che gli Stati Uniti sono attualmente il paese più inquinanete e sprecone, soprattutto, quando si parla di risorse energetiche.
L’articolo in inglese lo trovate qui.
Forti questi inquinatori degli americani… e hanno anche ragione…