5 conseguenze del troppo cibo nel piatto dei bambini

Troppo cibo nel piatto. Questo è uno dei tanti errori che i genitori ed i parenti dei bambini fanno quanto li mettono a tavola.

Quando ci sediamo a tavola a mangiare, lo dovremmo fare perché il nostro corpo ha bisogno di cibo e i pasti, complessivamente dovrebbero essere variegati per avere tutti i benefici di cibi diversi.

Oltre che variegati dovrebbero essere anche equilibrati nella quantità perché sia adeguata alle nostre esigenze nutrizionali.

Per i bambini il discorso non è diverso, solamente che devono essere i genitori a rendere questa alimentazione equilibrata, loro certamente non lo sanno fare. E oggi, con tutto il cibo raffinato che c’è a disposizione nelle case, è molto più facile cadere in alimentazioni errate e diete ipercaloriche.

Il primo passo che un genitore dovrebbe fare è quello di chiedersi se quanto ha messo nel piatto è la quantità giusta.

Bisogna mettere più cibo di quanto necessario in modo da essere sicuri che ha mangiato abbastanza? O bisogna metterne un po’ meno e lasciare che venga chiesto un eventuale “bis”?

Se la risposta vi sembra ovvia, il comportamento di moltissime persone che danno da mangiare ai bambini è sbagliato: mettono nel piatto dosi da adulti che finiscono per essere mangiate solo in parte. Un bambini di 15 chili è vero che consuma moltissimo in proporzione al suo peso, ma non è detto che debba mangiare come un adulto di 80.

Le conseguenze

Che conseguenze può avere questo comportamento?

  1. I bambini perdono il piacere e la soddisfazione di “pulire il piatto”. Per loro, fateci caso, è importante, è come un piccolo successo.
  2. I genitori credono non abbiano mangiato a sufficienza e continuano ad insistere: dai finisci, un altro boccone, hai mangiato pochissimo. Tutto questo crea uno stress inutile nei bambini e nei genitori.
  3. I genitori perdono misura di quanto mangiano i bambini: se i piatto è enorme, sovrabbondante rispetto alle esigenze di un bambino, anche la quantità di cibo avanzata sarà molta dando l’impressione che abbia mangiato poco.
  4. Si crea sazietà con il consumo del piatto principale togliendo quel po’ di appetito che sarebbe importante avere per mangiare volentieri un dessert di frutta.
  5. Si butta un sacco di cibo per nulla.

Come si suole dire, da tavola bisognerebbe alzarsi con ancora un po’ di appetito, ma se metà del cibo resta nel piatto è probabile che i bambini si siano alzati oltremodo satolli.

Non è banale regolarsi con le dosi di cibo per i bambini, perché loro stessi sono molto variabili: certo volte mangiano come lupi, altre volte non toccano cibo. Queste fasi le hanno sperimentate tutti i genitori e quasi mai le capiscono e accettano per come sono, identificando nel bambino che non mangia per un paio di giorni un problema.

Se da una parte non bisogna trascurare segnali prolungati di inappetenza, non si può trasformare un pasto saltato in un dramma cosmico.

I bambini non sono come gli adulti

I bambini non sono come gli adulti. Gli adulti sono in grado giorno dopo giorno di imporsi dei ritmi: mangiare ogni e finire tutto quello che c’è nel piatto. Poco importa se un giorno alla mensa ci riempiono il piatto e facciamo fatica a finirlo mentre il giorno dopo restano scarsi e ci alziamo con ancora un po’ di appetito. Per noi adulti il nutrirsi è spessissimo un meccanismo automatico al quale prestiamo poca attenzione.

Per i bambini la cosa è molto più istintiva, seguono molto di più i desideri del momento e quindi può benissimo capitare che alle 7 di sera non abbiano fame come può capitare a noi adulti: la differenza è che noi riusciamo comunque a sederci a tavola e consumare ciò che il nostro corpo non chiede.

Le irregolarità sono poi un vero campo minato nel triangolo adulti, bambini, cibo: una merenda consumata tardi, magari fatta di biscotti che tendono a saziare molto, impedisce di arrivare a cena con il desiderio di mangiare. Qui l’adulto deve essere più attento con i bambini, inutile arrabbiarsi dicendo “hai mangiato i biscotti alle 5 e mezza è logico che non hai fame” quando sono i genitori stessi a concedere il fuori pasto magari a seguito dei capricci. L’adulto deve poi essere più oggettivo in queste situazioni: se gli hai dato un panino con la nutella alle 6 di sera, non puoi pretendere che mangi la bistecca con le patate alle 7, solo un’ora dopo.

Come cambiare

Cambiare non è difficile, basta iniziare a preparare il piatto e togliere qualcosa: è meglio lasciare nella pentola un po’ di patate o un pezzo di bistecca (che poi si mangiano la sera dopo) ed eventualmente darli se viene richiesto di averne ancora. Quest’ultima situazione va anche bilanciata con l’offerta di cibo alternativo, quando c’è ancora appetito. Fare un piccola macedonia o preparare una coppetta con mela/banana/pesca a pezzettoni da mangiare con lo stuzzicadenti non è difficile.

Visto che abbiamo la fortuna di non morire di fame, usiamola bene questa fame!

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