Storia vera: i politici ed il vitalizio

Ancora l’anno scorso, quando il vitalizio per i parlametari era ancora legge (ora dovrebbe essere stato abolito per i nuovi parlamentari), scrissi una lettera a tutti quelli eletti nella circoscrizione Veneto 1 per chiedere come potessero trovare lecito questo privilegio.

Risposero in pochi ma mi scoccia che vada perduta la loro opinione perché è sintomo di quella che è la politica in Italia. Riprendo quindi il tutto in un unico malloppo: questo articolo.

La lettera (email)

miei parlamentari, quelli provenienti dalla circoscrizione elettorale “Veneto 1,″ hanno quasi tutti votato contrariamente il 21 settembre 2010 alla proposta di eliminazione del vitalizio destinato ai parlamentari. Dico quasi perché uno di loro ha votato in modo favorevole: Borghesi Antonio.

Altri due o tre erano assenti mentre i rimanenti si son ben guardati dal non perdere l’occasione di votare contro un provvedimento che avrebbe tolto loro un privilegio.

Visto che il voto è pubblicato in questa pagina, ho pensato di prendere e scrivere una lettera ai miei deputati per chiedere quali sono state le motivazioni di quel voto contrario. In fondo si può votare come si vuole (sempre tenendo presente che si è rappresentati di un pezzo d’Italia…), ma un voto va pensato e, su richiesta, spiegato.

Quindi, ecco la mia richiesta agli onorevoli della circoscrizione Veneto 1:

Gentile onorevole,

sono Stefano Lissa della provincia di Vicenza e faccio quindi parte della circoscrizione elettorale dalla quale ha ricevuto i voti che l’hanno portata in parlamento. Come mio diretto rappresentante ho notato che il 21 settembre 2010 ha votato contro l’eliminazione del vitalizio dei deputati alla camera.

Ho assolutamente necessità di sapere quali sono le motivazioni di quel voto da lei espresso a nome mio e di tutti i componenti della circoscrizione. Non le nego che mi sembrava giusta la proposta di eliminazione del vitalizio, ma nella mia ignoranza potrei mancare i seri motivi che hanno portato alla scelta di mantenerla.

Essendo sicuro che lei ha avuto modo di valutarli con razionalità prima di votare, le chiederei di farmene partecipe.

I miei dubbi nascono dal fatto che l’articolo 3 della costituzione recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno
sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

E gli ostacoli di ordine economico non indicano solo le situazioni di povertà ma anche di privilegio che rendono alcuni cittadini “superiori” ad altri.

Allego la costituzione come riferimento.

Come vede le scrivo di domenica perché durante la settimana, tra lavoro e famiglia, non avrei tempo di farlo. Le chiedo quindi di non cestinare questa mia impellente richiesta e resto quindi in attesa di una sua  risposta.

La prima risposta

La prima risposta è stata molto interessante perché ha sollevato alcuni punti che sono impossibili da valutare per i non addetti ai lavori (ovvoro noi normali cittadini).

Ecco un riassunto dei punti salienti:

  1. La proposta di eliminazione del vitalizio è stata inserita come ordine del giorno durante una approvazione di bilancio, mentre la corretta sede di presentazione sarebbe stato l’ufficio di presidenza della camera dei deputati. L’osservazione interessante è che se anche l’ordine del giorno fosse stato approvato non avrebbe cambiato nulla “come la stragrande maggioranza delle petizioni di principio votate dal parlamento”.
  2. L’ordine del giorno prevedeva anche l’abolizione del vitalizio in modo retroattivo che avrebbe quindi intaccato i “diritti quesiti” scatendando da parte di chi riceve questo interessante assegno mensile una serie di ricorsi giudiziari.
  3. Questi che io (Stefano) ho chiamato privilegi avevano un senso: permette un più facile ingresso ed una più facile uscita dalla politica da parte di chi, per farlo, debba abbondare un lavoro o una carriera. Nella risposta vi è un’ammissione del fatto che i privilegi siano un po’ degenerati nel corso degli anni. C’è anche in interessante esempio per il quale non tutti hanno un problema di “perdere i treni professionali” perché dipendenti di enti che permettono di prendere l’aspettativa per questa attività politica garantendo però il posto di lavoro.

Ora le mie osservazioni:

  1. Trovo molto spiacevole che in parlamento vengano perduti minuti preziosi con ordini del giorno di mero principio che poi non portano a nulla. Non c’è abbastanza da fare perché esistano strumenti parlamentari inutili come queste petizioni di principio? In realtà da una petizione del genere possiamo comunque trarre delle informazioni utili: la stragrande maggioranza ha votato contro la petizione e non è stata poi presentata una differente e corretta propostaper regolare meglio il vitalizio. Quindi ne deduco che non c’è alcun interesse a farlo (ritornerò in merito per rispondere a chi dirà: “ma nella proposta di legge X del partito Y c’era anche questo”).
  2. Se il vitalizio (o parte di esso) fosse inteso a proteggere la carriera professionale di chi vuole entrare in politica, allora dovrebbe essere attribuito in funzione della reale difficoltà a ritornare al lavoro. Un politico che lascia un posto per il quale la legge garantisce il rientro a fine mandato politico, non dovrebbe percepirlo. Questa non è una cosa difficile o strana, già il vitalizio non viene corrisposto nel caso si assumano delle particolari cariche con indennità superiore al 40% dello stesso.
  3. Sempre riguardo la questione della carriera interrotta, bisogna aggiungere qualcosa: innanzi tutto il mandato ha una durata temporale ben nota e l’indennità è sufficientemente alta per accantonare quanto necessario al ritorno alla vita normale. C’è poi da ricordare che si ha diritto all’assegno di fine mandato e non mi sembra diverso dal TFR che percepisco io in caso di fine contratto tra me e la mia azienda. Io non ricevo alcun vitalizio quando finisce il mio rapporto con un’azienda, eppure devo andare a caccia di un nuovo lavoro, se lo trovo.

La seconda risposta

Ho ricevuto una seconda risposta che si riassume in due punti:

  1. Il vitalizio ha lo stesso regime giuridico delle normali “pensioni private” e quindi la sua abolizione comporterebbe il rimborso di quanto versato nel “fondo” dai parlamentari che non stanno ancora ricevendo il vitalizio.
  2. La proposta di Borghesi non prevede l’eliminazione del vitalizio ma lo spostamento del versamento dal “fondo” della Camera ad altro ente di previdenza che quindi erogherebbe l’assegno del vitalizio secondo le regole stabilite (dal nuovo ente). Quindi per il parlamentare non cambierebbe nulla.

Ora proviamo un attimo ad analizzare la questione, perché è stata per me spunto di riflessione.

Il punto 1 è perfetto, infatti dopo essermi meglio informato, il vitalizio è proprio uguale come regime alle pensioni private: si versa per un periodo un contributo mensile che poi viene erogato come vitalizio al momento della pensione. Viene erogato dalla Camera. Ci sono dettagli in merito al quando inizia questa erogazione, ma alla fine non sono rilevanti.

Rilevante è invece l’osservazione che farò dopo sulle pensioni private.

Il secondo punto è altrettanto corretto: la proposta, come si trova precisato sul sito di Borghesi, non prevedeva l’eliminazione del vitalizio, ma solo che il contributo fosse versato ad un ente differente, ad esempio l’INPS, e che lo stesso andasse a cumulare con il normale conteggio dei contributi per il calcolo della pensione o in una gestione separata.

Qual è la mia osservazione sulle pensioni private? Se il contributo versato dai parlamentari durante il mandato fosse gestito allo stesso modo nel quale noi cittadini possiamo usufruire delle pensioni private avremmo risolto il problema.

Confronto tra vitalizio e pensione provata

Dopo aver letto la seconda risposta al mio quesito sul vitalizio, ho dovuto accettare il fatto che il vitalizio dei parlamentari sia una cosa simile ad una normale pensione privata che tutti noi possiamo fare.

Come funziona una pensione integrativa privata?

Il comune cittadino versa in un fondo di un ente assocurativo del denaro che si accumula ogni mese e che viene rivalutato (ad esempio con un tasso del 4% garantito). E’ come un conto in banca, ma da quale non si può prelevare se non quando si raggiunge l’età per il pensionamento.

Come funziona il vitalizio dei parlamentari?

Ogni mese, per la durata del mandato, viene detratta dall’indennità (lo stipendio) la cifra di circa 1000 euro che finisce in un fondo speciale della Camera. Al raggiungimento dell’età per la pensione, la camera eroga una vitalizio al deputato.

La differenza è quindi nell’ente che incassa e che eroga.

Quanto eroga la Camera come vitalizio?

Il regolamento prevede che sia erogato da un minimo del 20% ad un massimo del 60% dell’indinnità del parlamentare.

A quanto ammonta l’indennità del parlamentare? Circa 5500+780+520+1000+3900=11180 euro lordi. Il netto sono i 5500, mentre gli altri valori sono quelli trattenuti per le tasse, l’assegno di fine mandati, l’assegno per il vitalizio e via dicendo.

Il vitalizio mensile sarà quindi di minimo il 20% di 11180, ovvero 2236 euro al mese.

Ora sapete cosa ho fatto?

Ho chiamato un paio di enti che permettono di sottoscrivere pensioni integrative e ho chiesto questo: se vi do 1000 euro al mese per 5 anni per crearmi una pensione integrativa, quindi un totale di 60.000 euro in 5 anni (come un deputato), che vitalizio mi darete quando andrò in pensione?

Volete proprio sapere la risposta?

Proprio, proprio?

Mi darebbero 2359 euro… ma all’anno!

Interessante, la Camera quando funziona come ente che eroga vitalizi, è ben lontana dallo standard di mercato. Quindi se il parlamentare versasse quell’assegno ad un ente privato, non otterrebbe lo stesso vitalizio che otterrà dalla Camera.

Questo denaro erogato concorre al debito pubblico. Ci sono poi altre considerazioni, come la cumulabilità dei vitalizi ottenuti per altri incarichi oppure la sua sovrapposizione con i normali contributi pensionistici per chi può prendere l’aspettativa durante il mandato (come ad esempio un professore ordinario).

La terza risposta

La terza risposta è stata molto diretta e mi è piaciuta. Inoltre era per punti quindi facile da commentare. Come sempre non riporto il nome dell’autore e riassumo quando scritto.

1. Il vitalizio non è un regalo o un privilegio riservato ai deputati della camera, in quanto deriva dalle trattenute sul loro stipendio.

Tutto vero, i deputati hanno una trattenuta di circa 1000 euro al mese che va ad alimentare un fondo dal quale poi esce il vitalizio. Tutto regolare quindi? Da un punto di vista normativo sì, da un punto di vista pratico si potrebbe alzare una bandierina di attenzione confrontando il vitalizio erogato dalla camera in funzioni delle trattenute sull’indennità dei parlamentari ed il vitalizio che un normale cittadino può sottoscrivere con una pensione privata (vedi sopra).

2. L’indennità dei parlamentari e il vitalizio sono forme per incentivare alla partecipazione politica anche di chi non è facoltoso in modo da garantirgli un rintro alla “vita normale” senza grandi difficoltà, altrimenti non entrerebbe mai in politica.

Sicuramente l’intento iniziale era questo (anche se c’è chi osserva che in altri paesi il vitalizio dei parlamentari non c’è, ma io non ho fonti affidabili in merito). Come la stessa risposta sottolinea, però, ci sono persone che hanno la possibilità, garantita per legge, di prendere una aspettativa per il periodo dedicato alla politica. già questo caso dovrebbe quindi essere contemplato e, visto che il posto di lavoro è garantito, lo stipendio da parlamentare e le relative trattenute per la pensione potrebbero essere “normali” come quelle degli altri cittadini.

Per chi non ha la garanzia del posto di lavoro (diciamo che in genere nessuno ha grandi garanzie per il posto di lavoro), probabilmente l’indennità e l’assegno di fine mandato potrebbero essere sufficienti senza garantire una pensione che segue regole non confrontabili con quelle del “libero mercato”.

Facciamo due conti.

Se io prendo 1500 euro al mese e come parlamentare me ne entrano netti 5000 (ai quali si aggiungono i risparmi dovuti ai vari  rimborsi che un normale lavoratore non ha), andando in politica anche senza il vitalizio per 5 anni riuscirei a mettere da parte quel po’ di denaro necessario al mio termine di mandato quando avrò bisogno di cercare un nuovo lavoro. Inoltre avrei comuque un assegno di fine mandato pari all’80% dello stipendio lordo (circa 10000-12000 euro) moltiplicato per gli anni di mandato. Diciamo quindi un valore di “uscita” dalla camera di circa 40000 euro.

Se i conti sono sbagliati, prego il lettore di correggerli ma di pensare anche se il vitalizio, che è un “in più” a quanto sopra non sia di troppo. Non potrebbe il contributo per il vitalizio fare parte della normale contribuzione che tutti i cittadini fanno per la propria pensione presso l’INPS?

3. La proposta di modifica del vitalizio era retroattiva e quindi avrebbe toccato dei diritti acquisiti.

Al di là che il proponente (Borghesi) nel suo sito cita una decisione della corte costituzionale che non classificherebbe il vitalizio in un diritto questito, io sono d’accordo sul non applicare la nuova normativa retroattivamente. Magari (ma non ci credo in realtà) l’avrebbero approvata e avremmo guadagnato un anno. Invece tutto è come prima e nessuno ha più fatto una proposta del genere correggendo il tiro.

4. Questo ultimo punto della risposta è una domanda in realtà: me la sentirei io di intraprendere la carriera politica con le condizioni economiche riservate ad un parlamentare se queste fossero ridotte come molti chiedono? Non sarebbero queste riduzioni un modo per negare l’accesso alla politica a persone fresce e non abbienti lasciando ampio spazio e ricchi e sponsorizzati?

La risposta non è facile, ovviamente. I parlamentari, ad ora, sembrano avere tante garanzie e quindi dovrebbe essere consentito l’accesso alla polita a facce nuove, facce che tutti chiedono. Ma perché allora questo non succede?

Non vorrei ci fosse una conseguenza contraria: se la politica “paga” troppo, non c’è il rischio della corsa alla carriera parlamentare da parte di chi ha più interesse in quella posizione economica e di potere piuttosto che in una missione (perché lo è) di governare e rappresentare il paese per il benessere di tutti?

La quarta risposta

Questa non l’avevo mai pubblicata, ma la trovo emblematica. Ne prendo l’unico stralcio importante eliminando il preambolo di presentazione, la coda di propaganda a favore del partito di appartenenza e il piccolo inciso tecnico riguardante il modo in cui era stata proposta la modifica al vitalizio da Borghesi.

Io ho votato seguendo l’indicazione del gruppo. E’ il modo in cui solitamente lavoriamo in aula: chi del gruppo ha seguito in Commissione competente il provvedimento che va al voto in aula, dà l’indicazione di voto, che gli altri membri del gruppo seguono. Raramente ci si discosta, e se lo si fa è di solito per rari e motivati casi di “coscienza”, discutendone prima con il resto del gruppo. Altrimenti sarebbe l’anarchia. Confesso però che credo che il nostro voto contrario a quell’ordine del giorno sia stato un errore. Non perchè un nostro voto favorevole avrebbe cambiato qualcosa: non sarebbe comunque passato (non siamo maggioranza). Ma perchè il voto contrario si basava, a quanto ho avuto modo di capire dopo, parlando con chi aveva seguito il provvedimento, di un giudizio tecnico e non politico. Mentre invece, su temi così importanti e simbolici, bisogna far prevalere sempre le ragioni politiche su quelle tecniche.

Mi verrebbe da dire c…o! Non si può ripensarci dopo specialmente se prima non si ha avuto cura di informarsi: questo non si chiama sbagliare e solo gli sbagli sono tollerati. non si può essere un politico pecorone che segue il gregge e che se ne discosta solo per rari e motivati casi di coscienza. Almeno non senza interessarsi dei problemi per il quali si preme il bottone sì o no.

E’ storia, ma mi dispiaceva perderla… Pensate, ho ricevuto solo 4 risposte: chissà cosa avrebbero risposto gli altri se costretti a farlo!

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